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Cooperare in tempi duri.

Cooperare in tempi duri.

Ho sempre odiato cooperare.

In fondo diciamocelo, specie tra noi artisti LGBTq+, abbiamo un po’ tutti la sindrome dell’ “only gay in town”, di essere unici se non “GLI unici”, e quindi di non aver bisogno degli altri, anche perchè, andando oltre il nostro paesino potremmo scoprire che non solo non siamo unici, ma che non siamo neanche i migliori.

Poi, almeno parlo per me, quando una scopre artisti come Miss Fame e Violet Chacki, trovo veramente dura ritenersi i migliori.

Allora, la subdolissima sindrome dell’only gay in town ci porta a relativizzare: sono la migliore d’Italia, ok no, del Nord Italia, ok no, del Triveneto, ok no, del Veneto, però boh, magari sotto un cespuglio è già pronta la drag in grado di farmi vergognare vigorosamente del mio attuale livello artistico.

Ecco, forse è il caso di svincolarsi completamente da questi ragionamenti, perchè è come la lotta tra le pop-stars, non c’è una cantante “migliore”, ci sono gusti e talenti diversi, ma nell’Olimpo del pop contemporaneo c’è spazio per tutti, senza per forza dover buttare giù qualcuno.

Forse è il caso di cooperare, o almeno di non farsi la guerra.

Lo notavo questa notte: la crisi Covid ha costretto tutti a reinventarsi, ad usare nuove piattaforme, a tentare nuove strade, nuovi progetti; e questo, in un mondo di influencer, è possibile solo con la collaborazione, la condivisione ed i like di chi ti è veramente amico, o anche solo di coloro con cui, in modo saggio, furbo o solo politicamente corretto sei stata abbastanza saggia da lasciare la porta aperta.

Il mondo è piccolo diceva mamma. Mai tanto piccolo quanto la blogosfera e l’internet LGBTq nell’era del lockdown perenne.

C’è chi si re-inventa streammer (esistono piattaforme come Twich, dove trasmettendo live di te che video-giochi, putroppo senza il sottofondo di Lana Del Ray, sei in grado di guadagnare, e pure parecchio), chi gioca l’eterna carta della video posta del cuore (o del culo, visto che questo gioco di parole, prima e dopo la sottoscritta l’ha usato un po’ chiunque), chi come me ed altri 39 artisti si trova a registrare un singolo di Natale.

Tutti, dal primo all’ultimo hanno chiamato a raccolta amici (veri o presunti), ex-nemici, travestite notoriamente brutte, parenti serpenti con cui si è seppellita l’ascia di guerra, lontani conoscenti, sveltine diventate improvvisamente fashion blogger, ius prime noctis esperte in social media marketing, stagisti in afrore di videomaking e chi più ne ha più ne metta.

Ironia a parte, quasi mio malgrado (c’è la mia parte Stephanie Forrester che proprio non lo sopporta), sto seneramente rinoscendo l’utilità di avere, nel tempo, costruito ponti e non chiuso porte.

In un momento dove è facilissimo guardare solo il proprio (appassito) orticello, in un momento dove Instagram e Facebook, intasati più del solito di cazzate per via del lockdown, combattono strenuamente contro l’intelligenza umana residua cambiando continuamente i loro algoritimi, dandoti notifiche per ogni pulita di culo del cugino It, ecco che avere un Convento, o anche solo una sana rete di amicizie, pseudo-reali, che si riflettano allo stesso modo sui social, potrebbero salvare il vostro progetto dalla condanna dei Zero likes.

Cooperare, in fondo, vuol dire condividere, e solo condividendo si è realmente in grado di far girare un messaggio, ed è in quest’ottica che è nata la splendida collaborazione natalizia con Lorenzo Bosio, direttore artistico del Padova Pride Village, ed altri 39 artisti della notte per mettere per una volta da parte le querel(l)e e fare quello che sappiamo fare meglio: regalare un sorriso.

cooperare

Questo anche per dare un piccolo grande segnale: la notte non si ferma; ed in qualche modo arriverà da voi.

Un bacio grande e buone feste!

Ps: comprate tutto il lexotan necessario e preparatevi al post di Natale.

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