Cinematography: body horror Edition.

Cinematography: body horror Edition.

Se c’è una cosa che sto riscoprendo negli ultimi anni è il Cinema.

Devo fare ammissione di ignoranza: amo guardare film e leggere libri, ma la storia del cinema mi è abbastanza aliena. Forse è l’ADHD, forse l’Asperger, ma ho sempre ritenuto troppo pesante ricordare una serie di cose…mmm no, forse è solo che non mi hanno cresciuto con questa passione, quindi mi sono sempre appassionata solo di quello che ho incontrato per caso (e per i vestiti, o mio dio i vestiti, quelli sempre).

Fatto sta che ultimamente, dopo anni di palese latitanza dai grandi schermi (o meglio dalle poltrone a loro frontali), mi sto dedicando qualche momento di carezza cinematrografica, e si sa, io più delle carezze amo gli schiaffi (un po’ darli e un po’ riceverli, anche se solo a mo’ di sexy buffetti [OK, sto divagando, my bad]), e quindi cosa potevo amare al cinema se non il Body Horror?

Sconvolta, rapita e teletrasportata su Marte da “The Substance”, poi è giunto “The Ugly Stepsister”, e poi, giusto ieri, “Wuthering heights”.

L’elemento Body Horror, una volta imparato cosa s’intenda, non puoi non vederlo: inquadrature inquietanti, primi piani animali e crostacei, accostamenti di colore sgargianti, ma soprattutto il corpo, nella sua totalità, nella sua presenza, nella sua ingombranza, nella sua trasformazione, in un caleidoscopio di trasformazioni, di nip&tuck (RIP il buon Dottor Troy), di proprietà, di estraneità, di concupiscienza e di decomposizione.

Non da ultimo “The Beauty”, che della benjamin buttoniana Demi Moore (madre e mattatrice assoluta di The Substance, con le tette di Margaret Qualley a seguire) rapisce e trasduce il vecchio fidanzato: Ashton Kutcher, che proprio in omaggio alla prima ha reso pesanti dichiarazioni di stima, anche telefilmografica, per un ruolo, quello del magnate tech del bio-virus omonimo che rende “la sostanza” una malattia sessualmente trasmissibile.

Il Corpo è sempre più al centro dei nostri schermi e delle nostre vite, specie della mia che verso i 40 anni sto vedendo tutti i primi terrificanti segnali del declino fisico, impercettibili dall’esterno, ma presenti; ed ecco che il tema della Trasformazione, del Doppio e della Perfezione mi toccano con più forza, mi prendono le budella e me le annodano, o forse me le fanno sputare come alla Sorella brutta:

Noi tutti siamo, in un modo o nell’altro, alla ricerca della perfezione, della performance (perchè la salute stessa è nel piatto, SEMPRE, quando si parla di corpo) e della purezza, ed eccoci quindi disposti a cercare ogni possibilità, a subire ogni pressione, a cercare ogni prezioso marchingegno possa prometterci l’eterna giovinezza.

O dovremmo dire “eterna pubertà”?

Le stesse Cime Tempestose sono una festa di erotismi e di case di bambole, le mire della Sorellastra è un sogno diurno da adolescente, e the Substance/the Beauty riporta fisicamente i suoi protagonisti all’età dei famigerati 17 anni, o poco dopo. Giovane è bello, e se sì, a che costo?

Ed il body horror è tutto qui, vedere, splatteroso, gore, strict to the face il brutto, il vecchio, il decadimento fisico, le tassidermie, i pesci, i rettili, la decomposizione e la morte.

Il sangue sgorga, sprizza, a fiumi da Elizasue, così come genera un lago di leeches in Wuthering Heights, su un letto di morte dove le stesse pareti della stanza sono una raggelante parete uterina, come lo slime-skin-coocoon di The Beauty, dove il bozzolo si contorce per poi diventare farfalla.

Perchè non c’è solo il bello. C’è il prezzo della bellezza, ma soprattutto c’è il Brutto, c’è il Vecchio, e c’è la conseguenza finale: il Morto.

E in questa turbionica vertigine di intrecci carnali, ecco che l’interesse video è l’interesse stesso per la vita, e spinta a non farla sfuggire dalle proprie mani senza almeno farle sanguinare.

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