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La Teoria Del Chiwawa

La Teoria Del Chiwawa

Avete mai sentito parlare di quella che io definisco “La Teoria del Chiwawa?”

Rieccoci, siamo precisamente nel 2017.

L’amore, per una Badessa, è come le stagioni: cliclico, ripetitivo, e spesso sterile.

Ormai mi conoscete, sapete quanto sia altamente selettiva, e che il mio target commerciale è solo di alta qualità. Ma d’altronde, dobbiamo fare anche noi lo sforzo di capirli: boni come sono, agevolati tra le varie cose della platonicamente giustificata epidemia di libertinaggio che da Socrate in poi piaga la nostra amata popolazione LGBT, come possono dire di no all’abbondanza? “Two gusti s’megli che one” dicevano in inglese maccheronico alla pubblicità del Maxibon. Pensa due cazzi!

Certo è che: alle volte ritornano.

Uno, pure col fidanzato a fianco, mi ha chiesto improbabili prestazioni orali, ed io, conscia di portare sulle mie spalle il peso di un intero ordine monacale, l’ho seriamente redarguito, col pirla del partner di fianco, evidenziando che non sono persona da andare con persone già accoppiate, a meno che non si tratti di una “coppia accogliente”.

Altro caso sarebbe stato se non avessi saputo, in fondo…cervello non sa, cuore non duole. Nevvero?

Poi c’è chi ogni tanto mi scrive per sport (io ovviamente spero in un tizzone morente di interesse), così, solo perchè vuole essere rincuorato della sua prestanza, prima di appropinquarsi ad uscire col manzo di turno, o ad andare su Bitchy Motel a cercare un double-ended-dildo in legno massello…

Mia figlia drag, Amanda Akermann, ha ribattezzato questo atteggiamento “l’effetto chiwawa”, ovvero: nonappena si sentono privi di attenzioni rompono a chiunque per averle, fregandosi di chi sia il destinatario della loro corrispondenza, e accontentandosi del like grammaticale.

E voi che ne pensate? Avete mai conosciuto qualche Chiwawa?

Tell me!

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