fbpx

Lettera di Natale a Giuseppe Conte.

Lettera di Natale a Giuseppe Conte.

Caro Giuseppe Conte, per Natale avrei voluto un’Italia libera dal Covid.

Avrei voluto un’Italia preparata alla seconda ondata. Un’Italia dove il governo e le regioni avessero fatto la loro parte. Un’Italia con più Fedez a metterci soldi propri per creare ospedali e con meno Travaglio ad accusare Bertolaso di aver buttato via danaro per creare posti letto che avrebbe utilizzato solo lui.

E invece no. Invece c’è la seconda ondata.

Posti letto, ospedali, terapie intensive creati a macchia di leopardo. De Luca che minaccia lanciafiamme, ma che poi, tra un ruggito e l’altro, a novembre si è trovato la propria sanità al collasso. Colpa degli alieni? Mistero.

Le scuole è da quando sono nate che aprono a settembre. Il governo cosa fa? Fa un bando che scade il 30 luglio per 1,5 milioni di banchi a rotelle.

Un bando “leggermente” in ritardo (così come le consegne degli stessi), e dei banchi “leggermente” overcosted, ma d’altronde il grande architetto dell’operazione è sempre lo stesso, il signor Arcuri, il grande commissario che sta gestendo pure il bando siringhe (scegliendo per motivi misteriosi un modello diverso da quello italiano usato attualmente per il vaccino Pfizer in Inghilterra) e la boccaccesca campagna vaccinale (non ancora partita, ma d’altronde, visto il ritardo cronico del governo aspettiamocela a marzo. C’est la vie1).

Invece nulla di fatto sull’implementazione dei mezzi pubblici (aka. comprare più scuolabus, più autobus, studiare un piano per le metropolitane che evitasse gli assembramenti vietati ovunque ma permessi fino all’ultimo nei trasporti, con tanto di dichiarazione Mondello style del ministro De Micheli), dove si sta stretti come acciughe ma con la mascherina.

Peccato che non tutti siamo di memoria corta. Anche se so, Giuseppe, che lo desideri tanto.

Sulle mascherine ricordo come ieri la dichiarazione a canali unificati, a febbraio, del virologo di stato Burioni: “le mascherine non fermano il contagio”. Ohibò, e adesso che si fa?

D’altronde effettivamente, tutto sto virus è partito proprio male. Perchè non c’è mai stato nulla di chiaro. Ovviamente io la mascherina, caro presidente, me la sono messa anche in drag, lungi da me non rispettare gli altri.

Tuttavia, se è vero che la mascherina blocca il virus, specie se la metto sia io sia il mio amante portoricano, allora perchè non sono consentiti gli assembramenti?

Non più tardi di luglio scorso infatti, era possibile ballare all’aperto, con la mascherina. Cosa che a tanti farà ribrezzo, ma che possedeva una splendida logica interna. Se la mascherina serve, e ce l’hai anche tu, posso avvicinarmi. Logica ferrea.

E invece no. Invece via, distanti due, tre, quattro metri, no assembramenti (che poi la nostra “vita sociale” meritava davvero di essere criminalizzata con questo termine dal chiaro odore goebbelsiano?), sanifichiamo pure i vestiti perchè sia mai che se tocco un tailleur poi mi infilo il dito in bocca come un bambino di tre anni e porto nel mio cavo orale una quantità esagerata di virus tanto da infettarmi senza via di scampo.

Tipo “The Ring”: tocchi un vestito infetto e dopo 7 giorni sei morto.

Tuttavia, quello che più mi ha lasciato prima perplessa, poi mortificata e poi incazzata (non so se si può dire sotto testata giornalistica, ma penso di fare il 5% anche senza Italia Viva) è che la seconda ondata era stata strombazzata ai quattro venti. Perchè annunciata è dir poco.

Quindi perchè il governo, che aveva il piano delle regioni arcobaleno pronto sin da aprile, non l’ha attivato già ad ottobre, magari in combinazione con un piano che sgravasse i trasporti pubblici?

Mistero della fede. Ma intanto è colpa degli italiani.

Tuttavia, se è vero che il governo chiude anche a Natale perchè lo fanno anche Francia e Germania, beh, allora non è colpa solo degli italiani, anche francesi, tedeschi e sicuramente quei brexisti degli inglesi sono un popolo di delinquenti!

Riesce a seguire il mio ragionamento, Giuseppe?

In veneto Zaia direbbe “o è polenta o è pan bagnato”, detto da Aristotele “terzo non dato”. O è A o è B, non è possibile che siano vere entrambe le cose a targhe alterne. Lo dice il principio di non contraddizione.

Quindi se è colpa degli italiani lo è anche di tutti gli europei.

Ma si sa. Dare la colpa è facile. Tuttavia non è il Natale che vorrei.

La colpa la si è data spesso, la si è data ai runner, a quelli che portavano il cane a mingere, al Billionaire, ai centri commerciali, ai centri storici e probabilmente anche ai centrini di pizzo di nonna Elga perchè trasmettevano il Covid a causa degli starnuti della signora.

Ohibò.

E poi ci siamo noi poveri cretini, sui social. Tutti contro tutti. Una guerra tra poveri e poveri che fanno finta di fare le ricche.

Ora, intanto se sei ricca spendi e ti fai i cazzi tuoi, sicuramente possiedi anche la classe per mostrare ma non per ostentare, e sicuramente una persona realmente abbiente non scriverebbe mai “che schifo le scarpe della Lidl” su Facebook. Non ricordo infatti nessun post di Chiara Ferragni in merito. E lei sì poteva permettersi di dire che erano brutte da paura.

Ormai, in lockdown da mesi (tra quello vero, quello soft e quello percepito [perchè la salute mentale chi ce la ristorerà?]), finite le serie Netflix, finito WowPlus, finito Amaxon Prime, finito DisneyPlus, dobbiamo ringraziare Rupaul che ha deciso di salvare il Capodanno con la Season 13 della sua celeberrima Race.

Tuttavia, Rupaul a parte, non ci resta che piangere. Il resto è proibito per decreto.

E allora sui social ormai è tutto un farsi i fatti propri, e vociare su quelli degli altri, secondo il detto sempre valido che è più verde l’erba del vicino.

Tutti parlano del proprio orticello, anche se vi coltivano cocaina, o anche solo se è tutt’altro che bello da vedere. Poi ci sono quelli che criticano quel giardino: è troppo grande, troppo piccolo, troppo incolto, troppo brutto, assembrato, non a norma, nel video non porta la mascherina e soprattutto porta una pelliccia vera.

Sui social, detto in parole povere, siamo costretti da febbraio ad un bivio: commentare Conte, o parlare d’altro. E non so cosa sia meglio.

Sebbene i tuttologi social mi facciano spesso rabbrividire, forse meglio parlare di attualità, perchè tutto il resto fa quasi più paura: siamo costretti a guardare attraverso finestre che si aprono su vite che sono tutto tranne che interessanti.

Travestite che si scagliano contro le donne trans, professori universitari che fanno reels a petto nudo con una gamba di legno, spogliarellisti che vantano ricchezze oceaniche mentre vivono a pane acqua e Onlyfans, profili instagram hakerati quando è chiaramente un ban a causa di quei naturalissimi 20.000 followers che insomma, tutta natura non sono.

Ecco è veramente la sagra del peggio. Ma il problema è che il Governo su una cosa è stato furbo: ha saputo usare contro di noi quegli stessi social che avrebbero dovuto salvarci dall’isolamento.

Norme confuse, farraginose, annunciate con dirette facebook perennemente in ritardo. Testi pubblicati in gazzetta ufficiale con data 2021. Tutto ed il contrario di tutto per non farci capire più nulla, e per farci tornare a fare foto mezzi nudi di fronte all’albero di Natale.

Peccato che anche il sesso, ormai, sia solo online.

E’ arrivato Natale, l’Italia è tornata rossa, non ci si può muovere tra comuni salvo che siano piccoli, salvo che sia per andare a trovare un parente al giorno, e salvo che tu non sia in Veneto perchè allora puoi farlo solo fino alle 14.00.

Ma tutt’apposto?

Conte, lei parla di Vaxin Day, ma chi lo dice agli italiani che la campagna vaccinale, reazioni allergiche a parte, finirà solo a settembre 2021?

Nel frattempo avremo ancora tutti la mascherina (quella che Burioni diceva come inutile), eviteremo ancora gli assembramenti (quella “vita sociale” che con la mascherina avrebbe dovuto essere permessa), ma avremo meno opzioni e quindi meno futuro.

Ecco, quindi, cosa vorrei per Natale? Vorrei farlo in discoteca, se mi permette.

Vorrei che il problema fosse ancora ricordarmi di portare i tarocchi, di arrivare puntuale, di scegliere il vestito giusto, di tentare di rimorchiare, di quanta vodka di mettevano al terzo drink, di vedere il naso nuovo di Luca, di chi si sarebbe baciato il tuo ex, di capire se il direttore artistico c’era o ci faceva.

Purtroppo sono cominciati gli Hunger Games e, sappiatelo, nulla tornerà come prima.

Letteralmente, per molti, sarà la fame (Hunger): i redditi verranno a mancare, le attività si troveranno costrette a chiudere, il tutto per via dei giochi (Games) del governo. Questo creerà nuove limitazioni (vogliamo parlare di tutte le fiere saltate o vive soltanto online? Io sto ancora piangendo il Lucca Comics) e con queste ad essere limitato sarà il nostro futuro, poichè dal poter “diventare chi vuoi” ci troveremo a fare conti con “chi possiamo ancora essere” stanti le norme vigenti.

Quindi cosa voglio davvero: beh, a parte che i primi a prendere il vaccino siano i parlamentari, così almeno quando arriva a i medici avremmo adeguatamente testato le reazioni allergiche, a parte il fatto che dovrebbe essere impedito al governo di assumere schiere di tecnici pagati, anche questi, a debito.

Cosa voglio? Partiamo dal capire chi lo pagherà tutto il debito che stiamo facendo oggi. Perchè se già adesso abbiamo le pensioni ko, io o divento ricca sfondata, o tanto vale che mi dò alla nobile arte di dormire sotto i ponti.

Quindi per questo regalo, così come per tutte le scuole di danza chiuse da febbraio, per tutte le maestranze dello spettacolo immobilizzate da marzo, per tutti i ristoranti demonizzati, per tutti i centri commerciali spacciati per ritrovi di pericolosi satanisti, per tutti quelli che si sono presi 400 euro di multa per una passeggiata, ecco, per tutto questo dobbiamo ringraziare il Governo

Buon Natale Giuseppe.

Ps: a scanso di equivoci, il buon Natale è anche per tutti voi, tranne per coloro che postano su Instagram stories dei propri festini casalinghi, roba che a terrazza Sentimento c’era meno gente…e forse pure meno droga!

Share post:

Leave A Comment

Your email is safe with us.