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L’Amore Ai Tempi Del Web 2.0

L’Amore Ai Tempi Del Web 2.0

L’amore è cambiato! Non è più il tempo delle mele, è il tempo delle app: il Web 2.0 ha trasformato radicalmente il gioco della seduzione.

Io no, non per nulla abbiamo già visto nelle “regole dei frocial network” il mare disagio in cui viviamo.

Tuttavia le dating apps sono solo la punta dell’Iceberg chiamato Social Networks. E’ infatti noto che tutti i social di proprietà di Mark Zuckemberg sono strumenti ancor più diabolici di rimorchio.

All’inizio galeotto fu Facebook dove con una richiesta di amicizia eri in grado di farti i cazzi di tutti (anche oggi la maggiorparte delle richieste è ad uso e consumo della camera da letto, con buona pace di Grindr).

Poi maledetto fu Whatsapp, la spunta blu ha rivoluzionato la vita di noi suore in ansia per “l’avrà letto o non l’avrà letto”, ma presto la privacy ci privò di tale gioia con accessi nascosti e spunta blu opzionale (nel dubbio se è online lo vedi lo stesso, quindi attenti che il Convento SA).

Infine venne il momento di Instagram: like tattici, stories tattiche, geolocalizzazione, frecciatine, messaggi privati, audio privati, immagini private, e metti like anche ai DM, e chi ti ha visto la story e quando te l’ha vista: cose che la signora in giallo piuttosto avrebbe smesso di stanare serial killer.

Pare infatti che nel Web 2.0 sia di moda il ghosting.

Dicasi “ghosting” la moda di scrivere ad uno, dopo magari avere anche fatto ciuff ciuff, e poi sparire completamente, di punto in bianco, senza dare spiegazioni, neanche un “adieu” con un’emoji dal cuore trafitto.

Ovviamente, visti i social così come sopra descritti, pensate sul serio che un “ghoster” scompaia davvero per sempre?

Infatti paiono esserci due corollari indivisibili del ghosting, ovvero l’ “orbiting” (“ti ronzo attorno sui social, ti guardo le stories, mi faccio i cazzi tuoi e ti metto qualche like tecnico”) e lo “zombieing” (ovvero dopo averti orbitato attorno, “riciccio fuori come il fantasma del caso umano passato” giusto per parafrasare Dickens).

Ora, vi rendete conto anche voi che ci troviamo o nel migliore o nel peggiore dei mondi possibili!

Il migliore se siete una troia senza scrupoli che riempie indegnamente ma accuratamente i propri social con foto rizzacazzi o bagnapassere con chiaro intento poliamoroso (o banalmente orientato a acchiappare più partner possibile in sostanziale contemporaneità).

Il peggiore se come me siete una persona pacata, acculturata, scarsamente fotogenica, con la fisicità e spesso anche il naso di Pippo Franco, che per essere figa deve metterci un’ora e mezza e parecchi strati di cerone finemente incipriato e si chiede, solo si chiede, se fosse possibile andare anche oltre il banalottissimo aspetto fisico (sì sì banalottissimo, giusto per dire che non è solo banalotto, ma lo è parecchio, per quanto temo sia un neologismo o un improvviso depauperamento della lingua italiana).

Parlavo giusto ieri con una bellissima Pr che alla festa in piscina dello Skylight mi diceva sognante: “gli uomini più belli sono tutti gay”, con me che poco prima le dicevo: “ammazza quanti boni ci sono qua, peccato che siano tutti etero”.

L'amore nel Web 2.0

Ora, al netto delle motiviazioni di ognuna, è sempre vero che chi ha il pane non ha i denti, e chi ha i denti non ha il pane, e nel dubbio, neanche il pene.

Toglietemi solo una curiosità, ma per voi, parlando di rimorchio nel Web 2.0, viviamo nel migliore o nel peggiore dei mondi possibili?

Sorella JC

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