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In cerca di nuovi orizzonti

In cerca di nuovi orizzonti

Inizio 2022, secondo anno di pandemia: sono esplicitamente in cerca di nuovi orizzonti.

E’ presto detto, io faccio parte di quel sempre più sparuto gruppo di persone che pensa che il problema peggiore non sia il Covid19 ma come i vari governi stanno cercando di “aiutarci” a sopravvivere alla pandemia.

Impedirci prima di uscire di casa (Conte1), poi di spostarci (Conte1 e 2), poi lanciare una campagna vaccinale con le prime armi farmacologiche arrivate sul mercato e testate metà sì e metà boh per via della fretta generalizzata (modalità Bianconiglio “è tardi, è tardi”) per poi doverla adeguare ogni 30 secondi (Conte 2 e Draghi 1) ed attestare ogni due settimane che il decreto della settimana prima non era efficace, o non abbastanza.

Sanitariamente non vi dico nulla, ognuno è già bello fermo nelle sue opinioni, ma diciamo che sto tentando di dare delle verità assodate ad entrambi gli schieramenti (“vax” e “no vax”, per usare i termini tanto cari alla televisione e ai giornali), ma almeno diciamo che pare palese che le disposizioni governative, da due anni a questa parte si siano fatte sempre e solamente “correndo dietro al virus” senza un minimo di logica, ragionevolezza o anche solo di una piccola ombra di base scientifica.

Scusate la digressione, ma se a voi rimane ancora la memoria a breve termine, non penso che sia logicamente accettabile (ricordo che la logica è una branca della filosofia oltre che della matematica, quindi sono titolato a parlare di logica, sempre per chi pensa che ognuno possa parlare solo di ciò in cui si è laureato, beh lo sono) che non sia stato possibile trovare delle misure omogenee per gestire comodamente il virus, come tutti gli altri virus esistenti.

Almeno chiediamoci: perchè questo virus sarebbe diverso dagli altri? Ammettiamo che è un virus creato dall’uomo, un’arma batteriologica sfuggita (magari opportunamente) di mano ad un certo laboratorio cinese.

In altro caso se è un virus normale, già dimenticare di chiedersi il perchè della sua anomalia è una grave pecca di ragionamento logico.

Ora, normale o modificato, sempre un virus è, e se sin dall’inizio si sono identificati i vettori di contagio, su quelli si doveva operare (dal potenziamento dei mezzi pubblici, al potenziamento delle classi disponibili a scuola, agli impianti di riciclo e pulizia dell’aria alle ffp2), e invece no, c’è stato solo il caos.

Ora, fatemi ricordare come a febbraio 2020 il buon Burioni dichiarava in conferenza stampa che la mascherina chirurgica non servisse a nulla.

Bene, io credo a QUEL Burioni, poi autosmentitosi nell’arco di pochi giorni.

Tutto quello che successe dopo è pura paranoia, delirio, follia, il governo che trema, il popolo che sbava di rabbia e paura, e una serie di prese di posizione governative che di logica ne vedevano solo una: pararsi il culo nei confronti dell’opinione pubblica. Ancora una volta la logica della paura.

Se Burioni stesso diceva che, correttamente, secondo la scienza, la mascherina chirurgica non serve a nulla perchè le particelle del virus sono più piccole del filtro (tanto che solo adesso, dopo due anni, ci arrivano e obbligano alla ffp2), allora perchè poi è stata resa obbligatoria?

Per arginare la paura.

Non fidatevi di un governo che si muove sull’onda della paura, e che forse, tra obblighi, proibizioni e sanzioni, altra paura la crea.

Per non parlare del terrore mediatico, ora pare sia arrivata, oltre la variante Zhu direttamente dalla Francia passando per il nordafrica, anche la variante Deltacron, la fusione di Delta e Omicron, cose che neanche su Dragon Ball. Il tutto condito da bollettini quotidiani del numero di contagi, dallo stato di sofferenza delle terapie intensive (vittima più dei vecchi tagli alla sanità che del corrente virus) e dai festanti e giubilanti talk show in cui l’unica salvezza sarà il vaccino ma poi lo stesso professor Galli pare sia stato recentemente curato con le monoclonali, nonostante la terza dose…

Detto ciò, è inutile dirvi da che parte sto (quella della logica, della scienza che fa le autopsie e che non le proibisce, della scienza che fa farmacovigilanza e non che manipola i dati per rendere quanto più omogenea la propria narrazione, della fallibilità che, sempre per dirla con un filosofo della Scienza, Karl Popper, imponeva grazie al principio di falsificabilità che una teoria scientifica, per essere vera, doveva lei stessa andare alla ricerca dei cigni neri, e non dipingerli di bianco per dimostrare di non aver mai sbagliato), è più utile dirvi dove sto andando.

E dove sto andando, con le discoteche vaporizzate, l’economia in una bolla paurosa, dove nessuno si azzarda a fare previsioni nemmeno a breve termine, prevedendo nella sua intimità un tracollo da vero dopoguerra, eh, dove sto andando è un bel punto di domanda.

Certo adesso lavoro, mi alleno, ho cominciato un percorso che mi sta facendo conoscere persone nuove, alcune belle, alcune meno, alcune utili (per quanto sia brutto parlare di “utilità” nei confronti di un’altro essere umano), altre meno, alcune resteranno, altre le ho già mandate a fare in culo.

Ora però, lasciamo stare il Covid (o Coviddi come direbbe Angela da Mondello), e immaginiamoci ancora nel 2019, anzi, nel 2000mai, quando dopo 7 dosi, con tre braccia e due gambe vista l’impotenza che ci è venuta a forza di effetti collaterali e di lockdown, siamo finalmente liberi dalla malattia.

Immaginiamo che il covid sia passato o che non sia mai esistito: non ci sono bastati questi due anni di forzata introspezione per capire che per un 30enne oggi la prospettiva di futuro è fascinosa quanto Barad Dur? Non abbiamo capito che la pensione, con lavori precari e sottopagati ce la possiamo sognare? E se e quando ci arriveremo, ci arriveremo così vecchi e stanchi che avremmo ben poco da goderla? Una pensione poi di quanto? 500 euro di minima, se riusciremo a sommare adeguatamente contibuti fantasiosi tra lavori precari, lavori partita iva e contratti singoli che se sono durati 3 anni l’uno è già grasso che cola. E soprattutto una pensione a quando? A 75 anni, sperando di godere di buona salute, e di arrivarci.

E la vita prima della pensione? Al netto della morente favola cattolica eterosessuale del “studia, lavora, paga le tasse, sposa una donna arrendevole, fate dei figli, lavorate, pagate le tasse anche per i figli, fate un bel mutuo 30ennale per una casa di 60 metri quadri, arrivate stremati alla pensione per poi lasciare spazio ai giovani che orgogliosamente avrete creato, unica speranza per voi di lasciare un segno, per poi morire senza senno e salute in casa di cura o in ospedale, tenuti in vita tra i dolori più atroci fino all’ultimo momento, con quei vostri stessi figli ormai troppo occupati a fare la vostra stessa fine, a pagare un mutuo come il vostro e a tentare di tenere vicini i propri figli perchè l’unica meta della loro vita è, come per voi, la morte”, la vita prima della pensione è un calvario: il primo licenziamento subito tra i 45 e i 50 anni vi prometterà e garantirà peggiori pene di quelle che Saruman avrebbe imposto ai suoi orchetti.

Rientrare e rimanere nel mercato del lavoro a 50 anni, dovendo per forza lavorare altri 25 anni, sarà per noi un balletto terrificante tra precarietà, povertà e sussidi di disoccupazione vari. Il tutto poi, per arrivarci a quella benedetta pensione, e ritrovarvi poveri anche lì.

Ragazzi, non penso che questa sia la vita che vogliamo. Eppure è la vita che ci promettono, e che ci permettono.

Tutto oggi, finchè abbiamo 30 e forse anche 40 anni, ci sembra come nel lontano 2019, quando lavoravo in discoteca e mi illudevo di essere fidanzata con un ballerino, tutto bello, tutto stabile, i soldi che arrivano in conto: unica preoccupazione scopare! Il domani non esiste.

Ma il domani arriverà, e se già oggi nascondete i vostri crateri emotivi dietro tossicodipendenze varie, domani i fantasmi dei Natali passati vi busseranno alla porta, e voi dovrete aprire.

La solitudine è il peggiore di questi mali. E’ però un male sociale, perchè la società di oggi ci ha portato ad esserlo, illudendo l’individuo di essere del tutto autonomo: la pubblicità ci comanda di comprare, anzi ce lo consiglia, perchè ogni nostro problema pare avere una soluzione fiammante appena arrivata in commercio.

E allora tutti già a comprare, anche a debito, pur di tentare di coprire le tremende consapevolezze che già vi affliggono (povertà, solitudine, mancanza di senso della vita, mancanza di relazioni valide, mancanza di contatto umano, e perchè no mancanza di sesso, di salute, di autorealizzazione, di una vita piena e soddisfacente).

Io sono, in questo frangente, a favore dell’Odio, perchè questa società non solo ci crea frustrazioni tali da mettere in seria difficoltà la nostra salute mentale, ma anche ci insegna a seppellirle sotto la sabbia, perchè dobbiamo sempre stare bene e sorridere a tutti.

Invece no, guardiamo in faccia le nostre frustrazioni, il nostro Odio, la nostra solitudine, solo così potremo liberarcene. E finchè non ce le liberiamo, almeno saremo liberi di usare la forza generata da quelle stesse frustrazioni come motore urgenziale della nostra ricerca della felicità.

Ed eccoci arrivati al vero tema del post di oggi: la Mia ricerca della Felicità.

Pare io ne abbia parlato spesso, privatamente, in queste lunghe ferie, anche perchè l’intenzione era quella di tornare a lavoro con un nuovo spirito, ed invece, invece sta cambiando tutto.

Tornerò a lavoro serena, ma anche consapevole che nel mio lavoro dovrà esserci qualcosa di ancora diverso. E questo non perchè il mio lavoro non mi piace, ma perchè non mi piace il contesto in cui questo ruota, anche solo per il fatto che il lavoro dipendente non sarà mai pagato abbastanza e mai libero abbastanza per sfuggire alle forche caudine pensionistiche che vi raccontavo poco fa.

Quello che voglio, oltre potermi ritirare in un latino Otium fintanto che sono ancora in grado di godermelo, è far parte di un mondo, di un sistema che non mi divida dalle altre persone, ma che mi avvicini e che mi leghi a loro.

Ecco, questo è il nuovo orizzonte che sto cercando.

Legami, legami di valore. Ed è vero, seppur non corrisposta, ho amato tanti uomini, forse alcuni di loro ancora mi leggono, ma non è in un’altro che puoi cercare la tua stabilità. Proprio loro me l’hanno insegnato: quello che faceva le corna mentre fidanzato, quello dipendente dal sesso e fin’anche il lupo solitario, che accettata la solitidine mi consiglia di dimenticare l’idea stessa di branco.

Io però sono una pazza teatrante, una pittrice in cerca di visitatori all’esposizione della mia vita, una cantautrice di sogni che anela ad avere un suo pubblico.

E i social sono marci, danno spazio a chi non deve averlo, i like presi in base a convenienze personali ed algoritmi incomprensibili, ed ecco ancora frustrazione, e tutti ne usciamo a nostro modo, fallendo.

Il dipendente dalla droga cercando la prossima dose, il ninfomane mettendo annunci online per la prossima orgia, il ninfomane drogato cercando sesso e droga all’estero, pagando con la carta di credito sul retro, il fedifrago scrivendo per fugaci appuntamenti in Mercedes, o fuori dalla vista delle telecamere messe in casa dal compagno nonostante sia una coppia aperta, il lupo solitario prendendo a calci il primo cartello che trova, e l’artista pazza parlando di quanto rimorchia poco anche quest’anno con l’ennesimo video su Instagram che vedranno solo quattro gatti che scopano con tutti tranne che con lei.

Piuttosto di far finta di essere contenti, viviamo la verità della Demotivazione, diciamo chiaro che la vita ci fa schifo, ma non per colpa nostra. E tentiamo di metterci una pezza.

Chi si droga a non dirsi che è normale, a chi scopa ovunque intanto a pensare a farlo con il proprio compagno, chi non ne ha uno a pensare che non è un compagno drogato, fedifrago o non disponibile che potrà cambiarti la vita. E poi pensiamo a creare nuovi rapporti.

Questi nuovi rapporti, magari sani, magari fuori dai social, saranno i nostri veri nuovi orizzonti.

XoXo

Sorella Jean Claude

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