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Il Senso della Vita.

Il Senso della Vita.

E’ due inverni che andiamo in letargo, e questo letargo ci sta uccidendo.

Non che avessi un gran senso della vita neanche prima, ma lo avevo trovato nell’arredare una casa confortevole, nel vivere grazie al mio ricorrente appuntamento del sabato dove potevo guadagnare grazie alla messa in scena del personaggio di Sorella Jean Claude, che di fatto era anche colei che arredava casa e che la domenica, con ben poche ore di sonno indosso, andava fiera nei mercatini a comprare nuovi orpelli per il sabato successivo.

Dal 2020, sebbene le discoteche abbiano riaperto a targhe alterne, ha chiuso per sempre quella prospettiva di vita, quella continuità che mi permetteva di vivere nella mia bolla.

Due traslochi e due esaurimenti nervosi dopo, non ho più una casa che raccoglie tutte assieme le cose di Sorella Jean Claude, non ho più la vecchia partita iva, ma ho un buon lavoro in smart working, buono ma non buonissimo (sennò sarei ricca, o no?).

Le giornate di recente passano piatte. Mi limito a traguardare il domani.

Quello che mi manca è la gioia di vivere, la gioia di avere un progetto o anche solo di avere dei sinceri momenti di divertimento.

Ogni tanto mi perdo in internet a cercarli, ossessivamente, ma non li trovo.

Mi perdo anche nel tentare il controllo ossessivo sulle cose, ma non lo posseggo. In realtà desidero quanto di meno controllabile ci sia: gli altri.

Delle relazioni di qualità, il profondo imperscrutabile segreto che è l’altra persona, ed il pieno incontrollabile che nasce dall’incontro di due.

Ma non è solo quello. La vita ammanca di qualcosa. E’ sparito il futuro, sostituito dal Covid, dalla paura e dal ricordo, ossessionante come il fantasma della discoteca passata.

Guardo le foto del 2019, un amico ha un tumore, un’altro è morto, probabilmente di overdose, ed il mio ex è all’estero, probabilmente a farsela venire. Gli altri campano, chi più, chi meno, chi con Onlyfans. Le nostre vite sono cambiate in peggio: è scomparsa la magia. Che fosse stata una finzione lo sapevamo, che sarebbe finita così di colpo lo sapevamo meno.

Sono lieto di aver vissuto al massimo, ma voglio tornare a farlo, e a farlo più di prima. Perchè una bolla era, e come tale oliava il mondo di sapone iridescente, e con esso leniva le ferite, ma non era quella la soluzione, anche se quella soluzione mi manca, da morire.

Sono anche andata avanti (notate come salto tra il maschile ed il femminile così come cambiano i punti di vista del soggetto che parla), ho lavorato altrove, ho lavorato d’estate, ho disseppellito la rubrica Demotivation, che presto continuerò a portare anche su altri canali Instagram, ma il tutto non mi soddisfa.

E’ chiaro che pubblicare oggi o domani ormai non cambia un cazzo.

I giorni scorrono piatti, i soldi ci sono ma non sono abbastanza, la casa c’è ma non è del tutto mia, il lavoro c’è ma non mi entusiasma nè mi promette di essere per sempre.

Nel frattempo, vivendo per scelta di salute (ho una malattia cronica non correttamente diagnosticata da più di 17 anni) come non vaccinata, anche le cene, le poche feste che c’erano, le palestre, lo shopping, tutto quello che prima poteva esserci, e che riempiva il mio vuoto di banalità, ora si svela ancora più vuoto, perchè non è quello a mancarmi (mi alleno a casa) ma il senso. E’ il senso che manca, ed il senso di futuro.

Spesso, ante 2019, dicevano che potevi diventare quello che volevi, anche un tostapane (cit. meme), ma ora non c’è più prospettiva: non si può viaggiare (e poi viaggiare in questi stati, tra quarantene, terrori vari, normative che cambiano e mascherine che vai paese che trovi…ha senso?) ma soprattutto non si sa cosa ci aspetta, nemmeno tra due settimane, e non lo sa nessuno, neanche i miei ex migliori amici tutti già vaccinati (con alterne reazioni avverse), perchè è stato imposto un controllo dall’alto, un sistema di gabbie, stato per stato, che ha in un attimo spazzato via la libera circolazione delle persone, il libero mercato e la sensazione che veramente tutto fosse possibile.

D’altronde, come pensare ancora di potere tutto dopo che abbiamo vissuto sulla nostra pelle quarantene forzate, limitazioni di movimento al solo comune con una multa da 400€ sventolata contro i nostri conti vuoti, coprifuochi alle 10.00 di sera che neanche sotto bombardamento, chiusure alterne di locali, ristoranti, ed adesso anche la gabella di 15€ in più per andare a spenderne altrettanti per tagliarsi i capelli.

Piuttosto, come tutto non è andato bene, adesso mi verrebbe da dire che niente è più possibile, o almeno non è più “omniamente possibile” come lo era prima.

E’ finita, sfumata, evaporata, nuclearizzata la nostra tiepida sensazione, magari fallace, di libertà che ci cullava fino a 3 anni fa.

Eppure rimane una certa libertà, ma non vi trovo ancora senso, scopo, direzione.

E il problema sono sempre gli altri: non solo coloro che invocano gli arresti domiciliari per i terribili “no vax”, ma tutti, orizzontalmente. Poichè non è possibile costruire nulla, nemmeno nulla di alternativo, se non con altri.

E io ci ho provato a salvarmi, e a salvare altri. Posso dire di aver fallito. Sempre per colpa d’altri.

Non è bastato un profluvio di energie per tentare di tenere assieme persone, scese da internet come i re magi, di questo colorito fronte alternativo al governo.

Questo perchè gli italiani da anni sono diventati “cittadini da divano”, persone che aspettano inermi la pappa pronta, e se la pappa pronta è un vaccino che “funzionicchia” (o meglio che fornisce un’immunità di 3/5 mesi a fronte di un immane stress del sistema immunitario per una malattia che ha sempre colpito gravemente solo quelli che la pensione la stanno già tirando) e allora che vaccino sia.

E ci sono anche i “no vax da divano”, per cui le soluzioni devono essere sempre già pronte, semplici, fatte, costruite e proposte da altri.

In tempo zero mi sono detto che non avevo nè tempo nè energie fisiche (anzi, la mia salute era pure peggiorata nel star dietro a questo nuovo circo barnum internettiano) per fare da balia a gente adulta e diversamente vaccinata.

Quindi sono tornato anch’io sul mio cazzo di divano. Il problema è che il divano mi sta divorando. Il divano mi sta inglobando.

Il futuro non c’è e io sto diventando un divano.

C’è forse una via d’uscita?

Lo spero ragazz*, perchè sennò il rischio è guardare quelle vecchie foto e non trovare più neanche me.

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