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Sul Politicamente Corretto.

Sul Politicamente Corretto.

Quello che stia succedendo in America in questi giorni, come coda del movimento Black Lives Matters, sta mettendo in luce la doppia stortura del periodo che stiamo vivendo.

Il 2020 si è aperto come il peggiore dei Medioevi: una pandemia, il lockdown, la povertà, e le proteste, spesso violente, che sono sgorgate da tutto questo.

La cosa peggiore, tuttavia, è la doppia via del pregiudizio. Oggi non dobbiamo solo combattere contro coloro che vogliono negare i diritti LGBT ma dobbiamo anche lottare per mantenere il diritto di parola all’interno dell’agone politico e della stessa comunità LGBTq+.

Di cosa parlo? Del politicamente corretto che ha riportato il mondo all’epoca dell’iconoclastia, del peggior medioevo che bruciava quadri ed inabissava statue.

Adesso Via col Vento è un film razzista. Adesso non mettere la “q+” come ho fatto all’inizio è una omertosa omissione di tutto lo spettro arcobaleno; ma l’arcobaleno non basta, è nata una nuova bandiera, ma va bene anche quella, ma domani, cambierà ancora? Diventerà un Picasso? Un Pollock? Un Dalì?

Rivendicazioni un po’ surreali.

Ma non perchè sia surreale pretendere di essere ascoltati in quanto “asessuali”o “aromantici”, ma surreali perchè il linguaggio sta diventando sempre di più una giungla, un labirinto, dove se prima non si poteva già più dire “cieco” ma “non vedente”, adesso non è neanche più consentito omettere, o anche solo avere una banalissima concezione storica di quando sia stato girato Via Col Vento e sul fatto che rappresentasse la Guerra di Secessione.

Surreale è il revisionismo storico.

Ma ancor più surreale è che se su carta bisogna essere il più inclusivi possibile, poi dal vivo o sulle dating apps siamo ancora “no fats, no femmes” o “no black, no asian” o “no old, no hairy” o tutte queste assieme, con magari “no over 25”, quindi di FATTO, la “comunità gay” accetta solo maschi cis, gay, bianchi, fisicamente prestanti, preferibilmente depilati, ed in forma.

La “comunità gay” riesce a vedersi solo nel modo boccaccesco in cui le storiche illustrazioni “Tom of Finland” erano riuscite a dare luce all’amore gay dal lontano 1956.

Alla faccia dell’inclusione. Qui si tratta di ipocrisia.

Beh io a loro preferisco Dorian Electra, vera icona pop LGBT, un drag king, rappresentazione sublime dell’efebico omosessuale in pieno potere e a pieno agio con la sua femminilità, che lotta contro il maschilismo tossico.

politicamente corretto

Allora, e qui è una proposta che vale solo per il Convento (così non vi offendete), non sarebbe meglio che non ci prendessimo per il culo e parlassimo coerentemente a come ci comportiamo?

Diciamo “frocio” e “travestita” senza intenti offensivi? Prendiamone atto.

Altra cosa è il clima di ODIO perpretrato in modo quasi consapevole dalla stessa comunità LGBT(ABCDEFGHILMNOPQRSTUVZ). Nasciamo al mondo già cazziati perchè non eterosessuali e spesso non cisgender, ma le mazzate peggiori le prendiamo perchè “non siamo piacenti” per le persone che dovrebbero essere la nostra comunità.

Siamo definiti, e questa volta sì in modo offensivo, come “travestite”, “balene”, “secche”, “giraffe”, “facoceri”, “finocchi”, “passivi”, “effemminati”, “cessi”, “orrori”. E questo è orrendo, forse di più di coloro che ci vorrebbero privi dei nostri diritti.

She is He, and He is Dorian, Dorian Electra

Perchè io posso capire (pur non condividendo) la vecchia che nata 1500 anni fa non comprenda perchè due uomini non debbano sposarsi, posso capire; posso capire il prelato che rinunciato (teoricamente) per sempre al sesso voglia vendicarsi su chi ne ha libertà imponendo regole e divieti; posso capire l’ignorante di borgata che un gay non l’ha mai visto neanche da Barbara D’Urso che urla insulti omofobi alla curva sud di una squadra di calcio minore; forse ecco, li capisco un po’ meno man mano che il tempo avanza, man mano che la visibilità si sta traducendo in educazione.

Ma capisco ben meno chi sui social fa il paladino della santa crociata LGBTq+++ e poi dal vivo offende, fa body shaming o semplicemente con contempla una drag queen tra le sue frequentazioni perchè “non è di suo gusto“.

Allora, io mi chiedo, è possibile, una volta determinato cosa è giusto e cos’è sbagliato, fare un passo di lato rispetto al politicamente corretto?

Vogliamo permetterci di avere dei “gusti” sessuali, anche se forse il termine non è corretto? Vogliamo permetterci di dattilografare una bella offesa quando ce la cavano dai denti? Vogliamo permetterci di parlare dei “nostri” diritti e non per forza ogni volta dei diritti di tutti? Vogliamo permetterci di relativizzare, a volte, anche i nostri diritti se ne va della povertà di un Paese? Vogliamo soprattutto non trattare come statue da ammarare chi non la pensa come noi?

In democrazia esiste il rispetto del diverso, e questo, noi LGBTq+, che siamo LA comunità dei “diversi”, forse dovremmo applicarlo per primi.

Poi evviva la legge contro l’omofobia, è doveroso difenderci da chi ogni giorno vuole negarci i nostri diritti, ma chi ci difenderà da noi stessi?

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