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Solitudini Scelte

Solitudini Scelte

Capita, a volte, che certe solitudini vengano scelte.

Prendo spunto da questa immagine, dello splendido “Desde allà/Ti guardo” e da talune confessioni notturne di serate della fu stagione Skylight 2019 per entrare a gamba tesa nell’enorme elefante nella cristalleria di ogni gay (e non): la solitudine.

Tuttavia non sto parlando delle solitudini adolescenziali del “non ho amici”, ma di quella matura, quella in cui ti trovi improvvisamente grande, spesso staccato dalla tua famiglia avendone a fatica ricostruita una, scegliendo con cura le poche persone a cui affidarti, e ti rendi conto che qualcosa manca ancora e che forse mancherà per sempre.

Sto parlando, forse più semplicemente, di solitudini sentimentali!

Non è inconsueto. Tutti, ad un certo punto della nostra vita, ci troviamo a riflettere sul fatto che potremo non trovare mai il partner desiderato, e dobbiamo metterci di fronte alla nostra solitudine, e, per quanto possibile, abbracciarla e sceglierla, almeno come possibilità reale e come momento indefinito nel tempo.

Se mi è sempre stato cristallino come all’ordine del giorno troviamo poligamie, coppie accoglienti, corna, frequentazioni multiple, teorie della lista e varie (motivo per cui nell’ormai lontano del 2008 fondai il Convento), fino a un anno fa mi era sempre sempre sfuggito un particolare: tra di noi si nascondono innumerevoli consorelle.

Io pensavo che le caste fossero una netta minoranza, ed invece mi sbagliavo. Politicamente si userebbe il termine “maggioranza silenziosa”..

Molti piuttosto che andare con il partner sbagliato praticano come (dolorosa) norma l’astinenza sessuale; chi da settimane, chi da mesi, chi da anni. Il Convento come estrema scelta rispetto alla desolazione di un mercato del pesce dove tutti si conoscono e nessuno si vuole.

Ecco, io ignoravo di essermi fatta voce di una fetta così importante del popolo lgbt!

Nessuno infatti si lagna se una persona è casta.

Al massimo ci si lagna perchè qualcuno non si concede a noi, ma non perchè non si concede in generale. Semplicemente lo si lascia lì e si cerca dove si può trovare.

La domanda però sorge spontanea: è giusto essere così selettivi? In base a cosa lo siamo? Siamo veramente consapevoli di ciò che influenza i nostri gusti? I canoni estetici con cui ci hanno bombardato sono talmente forti che spesso quello che cerchiamo non esiste neanche per la Disney!

Crisi su crisi si aggiunge quando, novelle Cenerentola nel supermarket delle app di rimorchio gay, del principe manzurro non ne troviamo neanche l’ombra. Anzi.

Di qui le tre decisioni maggioritarie:

1 – Diventare manze noi stesse, così da essere e da attrarre il target desiderato. E’ questo ad il caso di molte illuminazioni improvvise sulla via della barba e della palestra, che ben venga, a patto che ci crediate sul serio, e che non sia un mettersi in drag al contrario (#maschileperforza);

2 – Abbassare i nostri standard, e scopare chi è disponibile (#bastacherespiri);

3 – Evitare i compromessi a ribasso, rischiando la castità eterna (#castaforever);

Poi c’è da dire che non è che noi caste non tentiamo il compromesso, noi siamo o tutto o niente, ma così facendo non capiamo le palesi asimmetrie che potremmo trovarci davanti.

Il problema infatti, spesse volte, è capire a che fase della sua vita (e della sua ricerca sentimentale) è il personaggio con cui tenteremmo di comprometterci, perchè se noi vogliamo i fiori d’arancio e lui le 50 sfumature di grigio, beh il rischio è risultare perdenti in partenza.

Per non parlare della temibile friendzone: loro non stanno cercando l’amore, almeno non con noi.

E se la punta dell’iceberg è così, immaginatevi la base: confusioni sentimentali e dove trovarle!

Noi consorelle non siamo delle terapiste, e anche se lo fossimo non è nostro compito gestire i vostri problemi con le sostanze, con l’ex che vi ha distrutto il cuore, con mamma e papà e con il bollo dell’auto.

Forse conoscersi (e con questo non intendo tra i sedili posteriori della Mercedes bianca di lui) è la fase più complessa, specie se l’età avanza; perchè se a 20 ero una sognatrice, a 25 lo ero sicuramente meno, ed adesso che ho l’età di Cristo, più che un sogno accetto miracoli.

E viceversa.

Ricordiamoci, e lo dico anche per me, che man mano che i nostri cuori vengono rinforzati con bande di ferro, più una conoscenza si avvicinerà ad una guerra, ad uno scontro di realtà sempre meno inclini a cambiare o anche solo ad abbassare barriere e meccanismi di difesa.

Sarà sempre più una singolar tenzone in cui ci sentiamo troppo a disagio per continuare a combattere, o ancor peggio, ad abbassare le armi e a farci abbracciare dal “nemico”, che in fondo è l’unica cosa che abbiamo sempre voluto.

Quindi, un po’ per tutti, dico: pensateci!

Sorella JC

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