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A little rest for Sorella

A little rest for Sorella

A little rest for the Wicked.

E’ da due anni che siamo flagellati dalla “pandemia”. Hanno chiuso tutto e le discoteche sono state riaperte per ultime.

Ho resistito, ho lavorato, ho pubblicato, ma forse è il caso, almeno per le festività, che Sorella abbia un po’ di riposo.

La situazione è grave e non abbiamo idea di come e quando possa finire: terrore alla tv, provvedimenti incostituzionali spacciati come caramelle, odio tra poveri, lotta tra fake news, giornalisti che usano i dati a piacimento, facebook che inventa lager anti covid in Australia, e nel frattempo tutti siamo tornando a dover indossare le mascherine all’aperto e poi chissà cosa.

Una nuova variante? Una nuova pandemia? Una nuova emergenza?

Preparate i bunker antiatomici e dimenticate la vita di una volta.

Lo so, ci siete avvinghiati così tanto da esservi scarnificati le unghie. Tuttavia, per quanto io mi auguri che tutto questo ritorni ad essere solo la strampalata trama di un pessimo film di serie B, temo che abbiamo passato così tanti punti di non ritorno che il nuovo secolo sarà sicuramente più “lungo” del precedente, soprattutto se ogni 3×2 ci chiuderanno in casa buttando le chiavi. E se invece ci lasciassero scorrazzare liberi come nella pubblicità di Pampers ma ci togliessero l’energia elettrica?

Insomma, il 2000 sembra sempre più il nuovo 1800, sempre se non vogliamo arrivare a molto prima.

Ecco che, in attesa che finisca il 250.000esimo decreto di questi due anni horribilis, e che il 15 gennaio si sappia con certezza se tutto questo avrà un termine o se verrà reso un incubo permantente.

Perchè la pausa, mi direte, anzi, si chiederanno i più maligni.

Vi rispondo con la tranquillità con cui ve lo direi dal vivo: io non ho necessità nè di “lavorare” nel settore, nè di “procurarmi serate”, sono stata chiamata, anche fuori regione e fino a settimana scorsa ero una delle drag queen che lavorava di più di tutt’Italia, ho semplicemente bisogno di rimettere il giusto focus sul mio personaggio e togliermi dalla corsa delle serate, anche perchè, qui lo dico e qui lo dico: se non ti danno abbastanza soldi non è lavoro.

Bene, per me è lavoro. Quindi o mi si paga almeno l’equivalente di quanto costa il mio outfit (non vi dico se me ne chiedono due o di mettere sopra trasferte o spettacoli che vanno al di là della lettura dei tarocchi e del one-woman-show) o io onestamente me ne sto serenamente a casa.

Sono già nota nel settore, ora forse è il caso di diventare nota al grande pubblico, e per questo le singole serate servono molto poco.

Serve un nuovo focus, serve una pausa.

Una piccola pausa, una piccola pausa per Sorella.

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