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Opus Gay

Opus Gay

Nell’internet c’è qualcosa di nuovo, qualcosa di brillante, qualcosa che abbia il sapore della comunità, qualcosa di dannatamente LGBT: l’Opus Gay!

E’ un piccolo gruppo, in verità. Un gruppo Facebook nato dalle ceneri di un mio vecchio progetto (potrete infatti leggerci ancora post del 2008, il che mi garantisce una certa anzianità di servizio, che ne dite?) con le migliori intenzioni.

Ma si sa: l’inferno è lastricato di buone intenzioni!

Sembra infatti sicuro che sarà una stagione senza discoteche. Qualche bar resisterà, coprifuoco permettendo, fino al nuovo lockdown, ma non è forse il caso di essere più lungimiranti?

E’ qui che (ri)nasce Opus Gay.

Sappiamo benissimo che ruolo ha avuto la Rete durante il primo lockdown.

Io già allora mi sono fatta i conti, e ho fatto uscire “sorellajeanclaude.it” dove mi state leggendo da maggio, e sto portando avanti un progetto modulare che renda la mia presenza, per il mio pubblico, non necessariamente vincolata ad un evento o ad una serie di eventi fisici.

Certo, rimarrò madrina di Androgynous e ci aspettano altre tre tappe assieme ma come fare ad interagire di più con voi? Come fare a raggiungere più persone? A stimolare discussioni? A scambiare idee in modo libero e circolare?

Ecco che Opus Gay, che tecnicamente è il nome del lungo braccio ingioiellato della Missione Cappellana nel Mondo, una sorta di “armata evangelizzatrice” LGBTq+ al pari di quanto, tempi orsono, i Gesuiti fecero per la religione cattolica, in modo più o meno ortodosso, in tutto il mondo.

Il nome nasce da questo, e la Missione, oggi come ieri, è quella di rendere il mondo più rosa, meno patriarcale, più rainbow.

Certo, cosa potrà mai fare un gruppo su Facebook? E’ una goccia nel mare. Certo, ma immaginate una goccia di colore nell’acqua: qual’è il suo effetto se non quello di diffondere quello stesso colore?

Ecco la mia volontà è quella di radunare più gocce possibile per colorare quanto più possibile attorno a noi, e al contempo tutelare tutto questo colore dall’grigiore che ci circonda e da bavagli fisici e metafisici.

Libertà, nel rispetto, deve essere la parola d’ordine. E finchè non ci libereremo dal “coviddi” (scusate ma sento il bisogno di farne ancora ironia, forse per non precipitare in un’altro grigiore, quello della perdita della speranza) avremo sempre più necessità di fare rete, di unirci al di là di ogni bavaglio, di ogni intrusione nella nostra vita privata e nelle nostre libertà fondamentali.

Almeno continuiamo a parlare, ad interagire, ed anche a trovare piazze fisiche e online dove non interrompere quel filo di vita che era ripreso a maggio.

Quindi….che l’Opus Gay abbia inizio!

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