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La Dittatura Dell’amore e la Badessa ribelle!

La Dittatura Dell’amore e la Badessa ribelle!

Può l’amore trasformarsi in una dittatura? E cosa può fare una Badessa per liberarcene?

Domenica, saggiamente condiviso da un’amica, trovo in rete questo articolo: “siamo la generazione che non vuole relazioni serie.” Huffingtonpost, mica bruscolini! Essenzialmente racconta il caos dell’Amore liquido, ovvero delle relazioni vuote del giorno d’oggi.

Cito testualmente: “vogliamo qualsiasi cosa possa darci l’illusione di un rapporto serio, senza essere davvero coinvolti in una relazione. […] Vogliamo una seconda tazza di caffè da postare su Instagram, durante un pigro sabato mattina. Un altro paio di scarpe per le foto “artistiche” dei nostri piedi. Vogliamo una relazione ufficiale su Facebook che tutti possano commentare, vogliamo il post che sancisca il successo della nostra coppia. Noi Vogliamo un appuntamento per il brunch della domenica, qualcuno con cui lamentarci della fatica del lunedì, un partner per il taco del martedì, qualcuno che ci scriva “buongiorno” il mercoledì. Vogliamo un “più uno” per tutti i matrimoni a cui continuano ad invitarci.Vogliamo tutte le gratificazioni a rischio zero, la ricompensa senza il sacrificio […]: siamo la generazione che non vuole relazioni serie.”

Insomma, impegnarsi ma non troppo, se e quando l’impegno arriva; mal che vada continuiamo a blaterare che cerchiamo l’amore, ma nel frattempo ci portiamo a letto qualsiasi cosa respiri.

E’ tutto normale, se rileggete il mio post sull’amore 2.0, che tira le conclusioni sulle mie teorizzazioni sul moderno status del rimorchio non farete difficile a collegare i vari punti.

Oggi la società non forza più in negativo (non scopare, non volere la donna d’altri, non prendere rimborsi elettorali fraudolenti..ecc) ma in positivo.

In che senso?

Partiamo dal fatto che viviamo in quella che Bauman definisce “modernità liquida”, metafora della ricca società (post) capitalistica in cui viviamo, una società in cui regnano una serie di dettami morali non detti, in cui veniamo allevati e a cui veniamo educati nel tempo.

Un mito siede sopra le nostre coscienze come il nano nell’Incubo di Fussli.

Sto parlando del mito della felicità (e del divertimento) che, resa possibile dall’abbondanza, si è convertita da diritto a dovere, quel dovere riassumibile con il mantra americano che urla a ciascuno che può diventare quello che vuole, tacendone l’ovvia conseguenza: il dover diventare la versione migliore di noi stessi.

E nessun incubo viene senza ancelle. Se è infatti vero che dobbiamo diventare la versione migliore di noi stessi, sono le erinni della pubblicità a suggerirci come!

Traduco per praticità.

3 cose amabili: l’amore, lo shopping e la crescita personale, diventano, in questa versione doveristica della felicità, degli obblighi, vere e proprie incontenibili Furie.

Pensateli come doveri, sarebbero altrettanto affascinanti?

Dovete comprare, dovete innamorarvi e soprattutto dovete essere “fit” (dove fit vuol sempre più dire “adatti”).

L’amore diventa obbligo e compulsione, lo shopping diventa dovere consumistico e il prendersi cura di sè diventa invidia, ossessione per l’estetica e tanto, tanto photoshop.

Stampati in ogni direzione, urlati dalle radio, celebrati dalle televisioni il patetico trio scopa/consuma/mostra trascende presto la piacevolezza mutandosi in ossessione; ossessione per chi li ha e li deve mantenere e ossessione per chi ne difetta, e non sto a dirvi perchè, ovviamente.

Cosa c’entra la Badessa? Io come la principessa Leila sono un po’ una ribelle, dove nella confusione assoluta la più grande forma di anticonformismo è il silenzio. E nel silenzio un ritiro, un Convento, è l’oasi di pace che ci serve per ripartire da zero.

Scherzi a parte, molte di noi, io in primis, dovremmo ritrovare la leggerezza e la decisionalità, in queste cose; smettere di farci telecomandare, smettere di seguire quelli che pensiamo essere obblighi sociali e cominciare a volgere lo sguardo dal fuori al dentro, e a chiederci: “tu cosa vuoi davvero?”.

La Dittatura

E se non lo sappiamo…beh, allora abbiamo scoperto un intero viaggio da fare!

La Badessa

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