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Essere una Drag queen in una Pademia globale.

Essere una Drag queen in una Pademia globale.

Mea culpa, sono stata una drag queen latitante, tuttavia fare drag in una pandemia globale è la cosa più terrificante che una persona con una già modesta sanità mentale possa affrontare.

Inquadriamo subito il problema: noi Drag Queens siamo la punta dell’iceberg, visibile, politica e politicamente scorretta della comunità arcobaleno. Siamo persone che usano l’arte per divertire ma anche per salvare se stesse da un vuoto che altrimenti le inghiottirebbe.

Pre pandemia fare drag voleva dire, per chi come me era giunta a farne una professione, guadagnare. Fosse il primo stipendio o fosse un secondo stipendio, solitamente in busta e privo di qualsiasi vincolo se non la parola data di direttori artistici e proprietari di locali la cui volontà è soggetta spesso a capricci maggiori di quelli di un bambino (e se avete letto i miei articoli in merito alla mia vita da bambinaia, beh, come educatrice professionali, ne so qualcosa).

Ora, non solo abbiamo dovuto subire uno stop continuato di più di un anno e mezzo, dove alcune di noi sono sparite, altre andate in letargo, alcune si sono convertite al lucroso mercato di onlyfans (porno sì, ma basta che i clienti mi vedano solo di là di uno schermo), altre, povere sfigate, come me, hanno tentato nei modi che ritenevano migliori, di mantenere una certa attività/rilevanza.

Ho fatto foto, video, prodotto contenuti e qualche look, un po’ per voglia, un po’ per necessità, un po’ perchè inizialmente non c’era veramente altro da fare. Tuttavia il fotografo non si paga da solo, e nemmeno tutto il resto.

Ecco il problema: mentre ormai alle drag viene detto che “i locali sono in crisi”, quindi deve accettare cachet sempre più bassi (almeno a detta di coloro che, di fatto, sono i loro datori di lavoro), il mondo drag, causa Drag Race, sta diventando un business globale, e quando vuoi fare delle foto, o te le fa il tuo migliore amico o il fotografo ti chiede soldi, i modelli ormai non vengono più a rimborsi spese, una parrucca sei fortunata se riesci a comprarla e farla acconciare per 100€ (mai chiedere online perchè è subito la fiera dei prezzi da escort. Sai perchè c’è tanto lavoro dietro, e come minimo andiamo dai 160 pound ai 300 euro) tutto questo per una “signora” che dovrebbe prenderne meno di 100 per una serata di lavoro.

Non so se capite? Questo tipo di drag non è quello per cui avevo firmato ormai 7 anni fa.

Ormai il drag è terribilmente costoso.

Una volta io, con i miei outfit vintage, riuscivo a cavarmela con 15€ a completo, poi una parrucca dai cinesi (comunque non meno di 30), un paio di calze e di orecchini sempre presi all’usato e con un’altra manciata di euro ero riuscita a farmi notare da tutti i locali che contavano già alla seconda uscita.

Poi io volevo fare la ricca, e allora aggiungevo 40€ di un cappotto Byblos in lana mohair rosa al negozio della cooperativa sociale. E gli orecchini li prendevo anche a 5€ se veramente erano belli.

Adesso, neanche 10 anni dopo, io vengo pagata, nel mio lavoro di consulente ed educatrice, 20€ all’ora, a partita iva, a 120 giorni, mentre ci sono personal trainer che ti chiedono 35€ in nero e si sono diplomati per corrispondenza (in barba alle lauree che seguendo l’allora pensiero dominante della ministra Moratti [attualmente in regione Lombardia a fare altre preziosità] mi sono presa, e pure col massimo dei voti).

E poi ragazze, nel frattempo ho sviluppato un pesante disturbo intestinale di origine ansiosa. E non vi dico i dietologi, i primari, i gastroenterologi cosa mi sono costati fino ad’oggi, ed in più adesso c’è la pandemia no?

Poi, giusto dopo un anno e mezzo in cui i miei due più grandi sfoghi sono stati chiusi (mercatini e drag), vuoi non andare dallo psicologo? Ma 80€ all’ora, per giunta online sennò li infetti (forse di omosessualità, chissà, dato che si sente ancora dire che è una malattia, anche al senato, tra un dibattito e l’altro sulla legge Zan), chi me li dà da dare allo strizzacervelli?

Io prendo 20€/h con il primo lavoro, li vedo dopo 4 o 5 mesi, e mi offrono 100€ scarsi per fare le uniche due serate che sono aperte nelle mia regione, in drag, e poi, con questa ricchezza spirituale io dovrei pagare 300€ una parrucca?

drag queen italia

Forse qualcosa è andato storto.

E mi ritengo ricca perchè ho potuto fare il mio terzo trasloco in un anno e mezzo andando a vivere in un appartamento dove non pago l’affitto, e vivo sola come una signora. Però poi i 750€ di bolletta del gas chi me li paga? Il drag?

Poi mi diranno anche: “sei venale”, o peggio, che rovino il mercato, perchè dovrei chiedere 250€ come qualcuna ancora riesce a fare; peccato che non dicano che ci sono persone in situazione ben peggiori delle mie, che per una serata in drag ne accettano anche 50, o vengono pure gratis, perchè ne hanno in guadagno quella salute mentale che ci hanno tolto chiamando la vita sociale assembramento.

E allora? Allora che facciamo? Smettiamo di fare drag?

Poi ti dicono che il drag è politico, e non posso esprimere opinioni personali poichè per il mio pubblico sono un’icona; beh, novelline, lasciatevi dire che il drag è più politico quanto più personale e meno paraculo possibile.

Il drag è politico perchè noi con il nostro corpo, spesso orrendo ma vestito a festa, diamo l’immagine più nobile dell’arte.

Ma se arte deve essere, come arte sia pagata.

Non è possibile che dalla parrucca ai vestiti, alle scarpe, al makeup, alle calze, ai guanti, agli accessori ognuno chieda “quanto gli spetta” ma alla drag in quanto lavoratrice, vengano date solo le briciole, e due drink per dimenticarsene.

Non è possibile che anche nel 2021, al netto del mio essere a favore di qualsiasi pratica sessuale adulta che rientri nella pienezza del libero arbitrio e della consenzienza tra adulti (più di 18 anni, ragazz*, evitate di scegliere partner che sono ancora a scuola…grazie), in televisione e fuori dalla televisione il drag sia inteso e scambiato come travestitismo.

Se volevo fare la travestita, con tutto il rispetto, manco mi mettevo il fondotinta, prendevo una parrucca di plastica, mi stringevo dentro un body ed era fatta.

Ore di ricerca, di studio, di makeup, di moodboard per servizi fotografici e di interminabili lotte con i guru del marketing per portare il mio personaggio ad un livello di chiara riconoscibilità artistica.

Io non accetto le briciole. Tuttavia è quello che il mondo del lavoro ci sta dando adesso, dentro e fuori il drag.

Quindi lo ripeto: cosa dovremmo fare?

La mia risposta è unirci assieme per creare una realtà autonoma, vitale, pienamente artistica, che colga e risponda appieno alla necessità di Esistere che non sa più dove sbattere la testa tra una mascherina ed un vaccino potenzialmente mortale.

Questo in un mondo (quello della bolla social LGBTQIA) in cui tutt* fanno le ricche ma in verità una ha preso a lavorare da Amazon, uno spedisce pizze, un’altro fa il corriere per Glovo: rigorosamente in bicicletta.

Sempre per chi non si è dato alla vendita per corrispondenza del proprio corpo..

Ma il punto sta proprio qui: smettere di vergognarci della nostra mancanza di privilegio e agire insieme per quello che siamo: una minoranza oppressa e senza diritti che su trova a vivere la più grave crisi occupazionale dal dopoguerra.

E invece no. Vedo gente abbarbicata al proprio finto status: disoccupati che vanno da Barbara D’Urso e fanno uscire il loro primo singolo musicale, trainato dal classico video seminudi.

Ora, la nostra comunità parla molto di educare il prossimo, ma riuscirà lei per prima ad educare se stessa?

Se anche voi siete accomunati da questo sogno, assieme a quello di poter fare un bel drag senza fare un mutuo in banca, allora scrivetemi, contattatemi in tutti i modi e le forme, perché io vi dico che la Direzione del Convento sta lavorando da tempo a mettere le basi della propria House, ma abbiamo bisogno di voi!

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