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Dopo l’inerzia il nulla.

Dopo l’inerzia il nulla.

Inerzia.

Posso avere o desiderare una splendida collana d’oro con un cammeo di vetro, ma non ci sarà, almeno non a breve, l’occasione di indossarla.

E allora su cosa devo investire il mio tempo? A quali momenti dovrei dedicare la mia attenzione?

Ogni tanto mi trovo a tentare di fare shopping online, ma poi mi chiedo: “quando potrò mettere quest’abito?”, e la risposta è “non lo so”. Tutto questo toglie senso all’acquisto stesso.

Quindi lo shopping non è più un’attività valida.

Primo perchè tanto i soldi sono finiti da un po’, o almeno le vacche da grasse sono diventate modelle di Gucci, e secondo perchè non riesce ad attivare come prima una fantasy potente: perchè scarseggiano le occasioni legalmente concesse per presentarsi in drag, ad esempio.

Le discoteche non torneranno prima di ottobre 2021, e temo non torneranno tutte. Molte realtà storiche torneranno dimezzate, appassite, depauperate, prive di budget per l’artistico e con le idee ancora più sotto i piedi. La crisi delle discoteche era in atto già da decenni. Il Covid, con i suoi blocchi a targhe alterne (per chi quest’estate è riuscito a fare qualcosa), ha messo una lapide sull’intero settore.

Poi esistono gli zombie. Quindi da sotto la lapide, occasioni di ballare emergeranno, ma forse più persone tra noi dovranno farsi 100 km per trovare una discoteca, o ancor peggio una discoteca gay (sempre ammesso e non concesso che ci si potrà muovere tra regioni).

Quindi anche la discoteca, o l’andare a ballare, sarà, almeno per lungo tempo, un’altra attività non valida.

E bere? Rigorosamente da soli, rischiando un TSO obbligatorio. No, non è un buon utilizzo del tempo.

E qual’è allora, un utilizzo intelligente del tempo?

E’ da febbraio che il mondo se lo chiede ma, a parte scopare (e non vi dico le paranoie vero, che appena tocchi uno ormai hai paura di prenderti pure l’ebola), nessuno ha partorito idee migliori che rincoglionirsi davanti a Netflix (che forse non sarà un’attività valida, ma l’alternativa è il suicidio).

E’ forse il suicidio un’attività valida? Forse sì, ma solo se non hai intenzione di fare altre attività, o di fallire e poi trovarti a fare una vita con le sembianze di Samara Morgan. Ovviamente questo con il rispetto per chi decide di togliere il peso della propria esistenza da questo mondo. Però, ecco, non la consiglierei come un’attività a lungo termine, anche perchè non la vedo particolarmente ripetibile, sempre che tu non sia un sopracitato zombie.

Quindi cosa ci resta da fare?

Bere no, mangiare fuori no (è un assembramento, e tanto senza soldi e coi ristoranti chiusi si farebbe comunque un pelo fatica), scopare no (salvo le famosissime pugnette davanti al video di turno), netflix no (tanto ho finito il catalogo), discoteche chiuse, suicidi no, droghe no (tanto senza soldi, senza sesso, senza disco e senza poter uscire di casa senza beccarsi una multa non la ritengo comunque una buona attività, ex drogato cattivo esempio a parte), politica attiva no (tanto a casa dobbiamo stare), shopping no (tanto siamo povere, è inutile facciate pinocchie spacciandovi per ricche su Facebook, fa troppo anni 2000), cucinare forse?

Beh, io però ho già dato durante il primo lockdown, e adesso sono annoiata. Non ho balle di mettermi a cucinare, però dormo un sacco. Il che, al contrario del suicidio, è un’attività che può tranquillamente essere ripetuta, è a costo zero e male non fa.

Certo che, praticamente, da febbraio ad oggi io mi sono trasformata in un tasso, o in un ghiro, fate voi.

Sono diventata un animale da letargo.

Io onestamente non ho altre soluzioni. Poichè lavorare, e cercare altro lavoro già lo faccio, ma sono chiusa in casa col freddo fuori e lo smartworking dentro (faccio lezioni online, sono la professoressa). E poi?

Poi mi rompo i coglioni. E’ da febbraio che mi rompo i coglioni. Scusate la volgarità. Mi ero promessa di evitarla in questa nuova versione del blog, ma avrei anche scommesso un braccio che Conte non ci avrebbe richiusi a casa, invece, seppur mascherato, ecco il secondo lockdown.

E la cosa triste è che, al netto dei terroristi che gufano già sul vaccino, sulla terza, quarta, quinta ondata (finirà come RuPaulsdragrace, con 13 edizioni ad oggi), non sappiamo se, come e quando questo disagio finirà.

Soprattutto non sappiamo cosa e come, dopo il covid, riuscirà a tornare realmente alla situazione del 2019.

Io prevedo interi settori decimati, lavori che volano via come mosche (non serve essere una veggente per prevedere un ecatombe sociale al termine del blocco dei licenziamenti [tra l’altro anche questa una norma liberticida, soprattutto nei confronti delle poche aziende che ancora insistono a tentare di creare ricchezza in quello che fin’ora è stato il bel paese]), prevedo tra norma ed abitudine il mantenimento del distanziamento sociale (e quindi l’addio alla vita notturna legale), prevedo un paese che andrà avanti per inerzia, ma dopo l’inerzia il nulla.

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