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Lockdown Monday.

Lockdown Monday.

Poteva capitarci un lunedì qualunque, invece ci è capitato il Lockdown Monday.

Ci svegliamo, colazioniamo, ci vestiamo di tulle e taffetà, ci incipriamo il viso, lacchiamo i capelli, mettiamo la pelliccia della nonna, infiliamo una spilla preziosa, guanti e cappello, e siamo pronte per andare a lavoro.

Ed invece no, la colazione sembra bruciata, la Splendor non odora più di parrucca nuova, la pelliccia non sa più da lavanda fresca…c’è qualcosa che interferisce con il nostro olfatto: c’è odore di lockdown.

Precisamente: c’è odore di nuovo lockdown!

Certo, un lockdown di lunedì, un lockdown soft, solo mascherine all’aperto, preservativi rinforzati ed un sobrio coprifuoco alle ore 23.00.

Siamo ufficialmente (di nuovo) negli anni 20.

E’ il proibizionismo 2.0.

Il proibizionismo sanitario, quello che grazie alla paura viene osannato ed anche ringraziato. Il terrore è la nuova religione in base alla quale migliaia di attività che chiudono e migliaia di lavoratori lasciati a casa non contano nulla.

Andrà tutto bene, dicevano.

E leccatevi i baffi finchè è ancora in vigore il blocco dei licenziamenti! Poi balleremo tutti assieme “Una mazurca sul mare” a bordo di una perfetta replica del Titanic.

Ma forse al Titanic, naufragio a parte, non se la passavano così male. Oggi c’è chi pagherebbe per fare la cucitrice, non so se mi spiego..

Un settore, quello della cultura e dell’intrattenimento, è paralizzato da febbraio. Giusto una boccata d’aria a luglio e poi ecco le tenaglie del proibizionismo tornare con i guanti bianchi, sempre più stretti ad un collo che fa ormai fatica a respirare.

Forse sì, forse si dovrebbe veramente fare qualcosa.

Scendere in piazza? Sicuramente sarebbe democratico.

Una piazza democratica però, informata, intelligente, con tante mascherine coperte di chiffon. Il problema è che sarebbe un assembramento…

Assembramento anni 90′

Il nuovo lockdown è troppo intelligente.

E’ lunedì e non si può nemmeno scendere in piazza.

Evito di usare espressioni troppo forti come “dittatura sanitaria”, ma fatto sta che un primo lockdown è già stato fatto.

Senza negozi ci avete reso sciatti, senza palestre ci avete fatto ingrassare, senza discoteche ci avete fatto deprimere, senza teatri ci avete reso ignoranti, senza danza ci avete ammanettato gli arti, senza lavoro ci avete reso poveri, senza denaro ci avete tolto la speranza.

Ma tutto sarebbe passato no? Fase 2 giusto? Fase 3 vero? Lockdown finito? Vero?

Ed invece no. Il lockdown è come la peperonata: torna su!

Senza baci, senza abbracci, senza sesso e senza vino ci volevate astinenti, penitenti e rinchiusi, e lo abbiamo fatto, anche al Convento, pur non essendo noi suore di clausura.

Ma è veramente il caso di ripetere tutto?

L’Italia non riceverà mai dall’Europa altri miliardi per tentare di dare una misera stampella all’economia. Poi sarà veramente la guerra del più forte. Un tutti contro tutti dove “mors tua, vita mea” come al Colosseo nell’antica Roma.

Più che nuovi “Roaring twenties” mi sembra si stia tornando alle lotte tra gladiatori, e questo non è degno di una società civile.

Anche perchè, quando le vere conseguenze di questo periodo si saranno viste, e le persone torneranno a poter manifestare in piazza, allora qualcuno dovrà prendersi la responsabilità dell’aver gettato alle ortiche una delle economie più avanzate del mondo.

Perchè non tentare di evitare scenari da dopoguerra?

Chiedo per un’amica che si è svegliata un lunedì, in lockdown.

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